Non c'è una sostanza. Non c'è niente da nascondere in un cassetto. Eppure c'è qualcosa che fai — o che non riesci a smettere di fare — che ha iniziato a comandare la tua vita. Il porno, il cibo, il sesso, lo shopping, i social, il lavoro. Cose normalissime, in sé. Ma quando diventano il modo principale per gestire quello che senti, qualcosa si è spostato.
Cosa succede davvero
Tutti nasciamo dipendenti. Dipendenti da cure, da contatto, da presenza. La questione non è la dipendenza in sé — è la differenza tra una dipendenza fisiologica, che fa parte dell'essere umani, e una dipendenza patologica, che si sostituisce alla vita invece di sostenerla.
Quello che spesso accomuna chi sviluppa una dipendenza è una certa struttura di fondo: una sensibilità profonda, una difficoltà a tollerare il vuoto, un bisogno di contatto autentico che non ha trovato risposta. Sotto ogni dipendenza c'è quasi sempre un vuoto profondo da colmare.
Come lavoriamo insieme
Osservando il comportamento e interrogandolo, possiamo rivelare quello che ci sta sotto. Nel qui ed ora esploriamo cosa succede prima, durante e dopo — nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri. E a volte ci avviciniamo direttamente a quella parte, le diamo voce, ascoltiamo cosa ha da dire.
Il cambiamento non nasce dal controllo. Nasce dalla comprensione — e dal ritrovare, lentamente, una relazione più vera con se stessi e con gli altri. Per i percorsi che richiedono un contenimento più strutturato, collaboro con Orthos, il programma residenziale fondato da Riccardo Zerbetto.
Una direzione possibile
Non si tratta di smettere domani. Ma di cominciare a prendersi sul serio. E da lì, piano piano, cambia il modo in cui stai nella tua vita. Vedi anche: dinamiche relazionali — spesso intrecciate con le dipendenze comportamentali.