"Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita." — Dante Alighieri
Dante lo sapeva. Lo sapevano i Greci. Lo sanno, in fondo, tutti coloro che ad un certo punto della vita si trovano a non riconoscere più la strada. La crisi non è un'anomalia. È una delle esperienze più umane che esistano.
Cosa succede davvero
La parola crisi viene dal greco krisis — che significa separazione, scelta, momento decisivo. Non catastrofe, non fine, ma punto di svolta. Eppure quando ci si è dentro, sembra esattamente una catastrofe. Il terreno che sembrava solido cede. Certezze non ci sono più. L'identità vacilla.
Gli antichi avevano un'immagine per momenti come questo: il descensus ad inferos, la discesa agli inferi. Non come punizione, ma come passaggio necessario. Enea scende prima di fondare Roma. Dante attraversa l'Inferno prima di riveder le stelle. Ogni grande trasformazione sembra richiedere un attraversamento del buio.
Come lavoriamo insieme
In una crisi non si ha bisogno di qualcuno che ti dica cosa fare. Si ha bisogno di qualcuno che stia lì mentre la attraversi — che non abbia fretta di tirarti fuori, ma che sappia reggere il peso con te. Anche Dante non affrontò da solo il suo viaggio. Aveva Virgilio.
Nel qui ed ora lavoriamo su quello che sta crollando, su quello che invece regge, su quello che sotto il caos sta cercando di emergere. Perché spesso la crisi non distrugge — sgombera. Fa spazio a qualcosa che ci aspettava da tempo. Vedi anche: percorsi di crescita.
Una direzione possibile
La selva oscura non è la fine del viaggio. È il suo inizio vero. E quando si riesce ad attraversarla — secondo i nostri tempi, con il sostegno di qualcuno se è necessario — si può tornare a riveder le stelle.