Aree di intervento

Blocchi emotivi

Quando qualcosa dentro si è fermato

C'è una differenza tra non sentire niente e non riuscire a sentire. Il primo è un momento. Il secondo è un pattern — qualcosa che nel tempo si è costruito come protezione, e che ad un certo punto ha smesso di servire ma che non sappiamo come togliercelo di mezzo.

Magari hai la sensazione che le emozioni degli altri arrivino più forti delle tue. O che tu sappia perfettamente cosa dovresti sentire, ma non lo senti davvero. O che ci sia qualcosa lì — lo percepisci — ma non riesci ad accedervi.

Cosa succede davvero

I blocchi emotivi non nascono per caso. Nascono perché in un certo momento, sentire era troppo — troppo doloroso, troppo rischioso, troppo senza risposta. E qualcosa dentro ha imparato a fermarsi prima. È un meccanismo intelligente. Una volta. Col tempo diventa un muro che non distingue più tra quello che fa male e quello che fa bene — blocca tutto, o quasi.

A volte il blocco si manifesta nel corpo: una tensione cronica, una zona che non respira, una stanchezza che non passa. Il corpo ricorda quello che la mente ha imparato a non vedere.

Come lavoriamo insieme

Non si forza niente. Non si scava a freddo. Si crea uno spazio in cui quello che è rimasto fermo possa cominciare, lentamente, a muoversi. Nel qui ed ora lavoriamo su quello che il corpo sente, su quello che emerge nel contatto, su quello che si agita nelle zone più in ombra di noi.

A volte ci avviciniamo direttamente alla parte bloccata — le diamo voce, la ascoltiamo. Spesso ha qualcosa da dire. Quasi sempre sa già dove vuole andare. Vedi anche: ansia e stress e conflitti interiori.

Una direzione possibile

Sbloccarsi non significa perdere il controllo. È un viaggio di scoperta e rifioritura — una primavera dell'anima che, dopo il lungo inverno, è pronta a riportare colore e vita. Se noi glielo permettiamo.